Teramo, prima unione civile gay del sindaco fa infuriare il Popolo della Famiglia

Il sindaco di centro-sinistra di Teramo Gianguido D'Alberto ha celebrato la prima unione civile gay (nella foto d'apertura) in città, fra il locale Enrico Farfalla ed Emidio Natale di Lanciano (Chieti). Molti articoli di giornali hanno impropriamente pralato di "primo matrimonio gay" nella città abruzzese e questo ha mandato su tutte le furie il Popolo della Famiglia cittadino che in una nota ha ricordato che "il matrimonio è soltanto tra uomo e donna perché risponde all’ordine naturale e non esiste alcun diritto al matrimonio omosessuale. I giornali hanno parlato di sposalizio, di nozze, di auguri agli sposi. Poco ci mancava, che dicessero 'Auguri e figli maschi'" chiosa Simona Lupi, dirigente locale del movimento fondato dall'ex deputato del Partito Democratico Mario Adinolfi e Mirko De Carli. 

"La legge Cirinnà (quella che ha introdotto, fra l'altro, le unioni civili fra omosessuali, ndr) - prosegue la Lupi - ha trasformato il comportamento omosessuale da scelta privata a dimensione meritevole di tutela pubblica nella dinamica di coppia. 

"Riguardo ai progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni civili omosessuali, la Chiesa dice che non esiste alcun fondamento per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Mi sorprende dunque, che il cattolicissimo sindaco D'Alberto, d'estate vada in fascia tricolore alla processione in Cattedrale della Madonna delle Grazie, portando il cero alla Vergine e consegnandole le chiavi della città, e la primavera dopo si glori di aver celebrato la prima unione civile della storia di Teramo, a due passi dal Duomo. Avrebbe potuto obiettare, come ha fatto il precedente sindaco Maurizio Brucchi (con la Lupi, a destra, e sua sorella Federica nella foto a fianco, ndr), ma ha preferito la ribalta mediatica. 

Anche Adinolfi (nella foto a sinistra) è intervenuto di nuovo sul tema, ricordando le ingiustizie della nuova legge: "Noi non baratteremo mai e poi mai la famiglia naturale con pretesi diritti, tenendo anche conto che nell’ordinamento giuridico italiano sono presenti leggi, sentenze della Corte Costituzionale e sentenze di tribunali che garantiscono alle coppie omosessuali il 90% e più delle istanze presenti nel Ddl Cirinnà, che non aveva motivo di esistere: riteniamo infatti incostituzionale una normativa che assegna la pensione di reversibilità, la successione testamentaria, l’utilizzo del cognome del partner solo a 7500 coppie omosessuali attualmente conviventi con 529 minori, e non alle 900mila coppie di fatto 700eterosessuali con mila bambini, che sono totalmente escluse da questi pletorici 'nuovi diritti': se muore un gay infatti, il compagno prende la sua pensione, ma se muore un uomo, che con una donna ha fatto tre figli e ci vive insieme da trent’anni, la donna non può accampare alcun diritto. E con uno sfregio che se fossi un omosessuale considererei davvero offensivo, gli uniti civilmente non devono neanche assicurarsi reciproca fedeltà".

 

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